Mai come in quest’anno la politica si è trasformata in un main driver di rilevanza sistemica. L’inattesa richiesta di Theresa May di convocare alle urne con largo anticipo la popolazione britannica prima ha sorpreso i mercati e dopo ha preoccupato considerevolmente le autorità sovranazionali. Ricordiamoci che cosa aveva detto questa lady inglese un mese fa: non sarà Brexit, ma Hard Brexit, via da tutto e nessuna pietà. A quanto pare di ferro questa donna ha ben poco, deve destare significativa perplessità questo cambio di marcia, soprattutto a fronte delle sue recenti esternazioni riguardanti il voto anticipato, in origine assolutamente escluso. Cosa è accaduto nel frattempo ? Probabilmente si sono fatte insopportabili e molto scomode le pressioni di una parte dell’establishment inglese, molto ricco e potente, che non vuole uscire dalla UE. La chiamata alle urne, che se ne dica stando alle letture dei media main stream, è un political gamble ossia un azzardo politico in questo momento. La scusa di volere un mandato forte per negoziare con le autorità europee se la bevono in pochi. Dietro probabilmente ci sono le pressioni di lobby (forse proprio quelle bancarie) che si stanno inventando l’impossibile per stare dentro alla UE, rendendosi conto dei costi e dei rischi che avrebbero per delocalizzarsi in Francia, Spagna, Germania o Italia e mantenere in questo modo il passaporto europeo. Il voto inglese del prossimo giugno, assolutamente imprevisto nell’agenda internazionale, rappresenta una grande opportunità. Quella per rimanere dentro alla UE in faccia al voto dello scorso anno.