Non c'è solo la crisi economica alla base della chiusura compulsiva dei tanti centri commerciali statunitensi, anche Amazon e la rivoluzione dei consumi, hanno dato una grande spinta. Verso il basso.

Amazon e la rivoluzione dei consumi

Nei primi mesi del 2017 hanno presentato istanza di fallimento già 300 rivenditori (+31% rispetto allo stesso periodo del 2016 secondo la CNN) e le previsioni di BankruptcyData.com parlano di 8.640 punti vendita che chiuderanno in America entro la fine dell'anno. Molti di questi riguardano piccole realtà ma sono presenti anche grandi nomi del settore. Cifre che alzano tra il 20 e il 25% la percentuale dei centri commerciali letteralmente cancellati entro 5 anni, secondo le statistiche di Credit Suisse, che confermano come il trend non solo non sia esaurito ma trovi linfa e ragion d'essere in un cambio profondo e strutturale del sistema dei consumi. Un esempio su tutti è quello di Gymboree, nota catena di abbigliamento e accessori per l'infanzia: l'azienda, che impiega circa 11 mila persone, ha già annunciato che per evitare il fallimento dovrà chiudere tra i 375 e i 450 punti vendita su un totale di 1.281 negozi. Ma Gymboree è solo l'ultimo esempio: licenziamenti di massa si sono vista già da Hudson Bay Company, Ascena, la società madre di marchi come Ann Taylor, Lane Bryant, e Dress Barn che ha già annunciato la chiusura di 650 negozi, notizia che segue quella riguardante la chiusura di altri 125 punti vendita di Michael Kors, catena del lusso accessibile. Una serie di coincidenze che hanno fatto pensare al 2007, alla vigilia di un crollo che ha segnato la storia e che, allora come adesso, vedeva un azionario in gran forma di fronte a un'economia reale che si stava disgregando. La conferma arriva da Michael Snyder il quale, a sua volta, cita le colonne di Business Insider e l'avvertimento di Moody circa il fallimento prossimo di ben 22 rivenditori di primaria importanza sul panorama retail e presenti nel portafoglio della prestigiosa società finanziaria.