Non ci sono Maya che tengano o Dragoni cinesi compiacenti per un’Unione Europea che nel 2012 cambia decisamente rotta. Dopo le tattiche caratterizzate da una temeraria bolina (che più controvento non si può) finalmente si torna a navigare con una mappatura della rotta ben definita nelle priorità (e con il vento in poppa).
Nell’ordine queste sono: il caso Grecia e l’accordo con i creditori privati prima di tutto, quindi l’irrobustimento dell’EFSF e l’immediata operatività dell’Esm. Su quest’ultimo punto anche i tedeschi si stanno orientando ad un chiaro e definitivo sostegno della proposta.
In un momento di ritrovata coesione negli intenti, i dubbi su ulteriori allargamenti dell’Unione Europea, soprattutto alla luce del caso Ungheria restano, anche perché la lista di Paesi che vogliono entrare in Europa resta lunga.
A poco più di 20 anni dalla proclamazione della sua indipendenza dalla Jugoslavia socialista è la Croazia la prima nazione che nel 2012, dopo l’esito favorevole del referendum del 22 gennaio, si affiancherà ai 27 Paesi che compongono l’UE. I passi formali, dopo oltre sei anni di negoziati per l’adesione, si sono conclusi con la firma del Trattato dello scorso dicembre e proseguiranno con la formale ratifica che porteranno il paese il 1° luglio 2013 allo stato definitivo di membro UE.
Un Paese con una nuova guida affidata al Primo Ministro socialdemocratico Zoran Milanovic dell’SDP che ha spazzato nelle elezioni Parlamentari del 4 dicembre la coalizione dell’Unione Democratica (HDZ). La nuova coalizione di centro-sinistra, forte di un 44% di consensi, ha un fitto programma economico da varare. L’obiettivo impellente è ritrovare la crescita (ora allo 0.5%) dopo due anni di recessione; inoltre occorrerà contenere il debito estero al 101%.