Privatizzazioni e consolidamento fiscale restano le priorità del 2012, con un piano di tagli alla spesa pubblica già varato di 1 mld di euro, ma con una domanda interna che resta debole e le esportazioni che risentono del contesto sfavorevole della crisi europea. A seguire necessiteranno interventi per un mercato del lavoro ora strutturalmente rigido e con una disoccupazione al 17.9% che incide sulla competitività del Paese. Unica voce positiva il turismo che rappresenta circa il 20% del PIL.

Sul lato del sistema bancario, la Banca Centrale croata si è mossa per tempo allo scopo di consentire una stabilizzazione dei NPL (non performing loans) e assicurando il supporto delle banche estere alle sussidiarie domestiche.

Rispetto alla situazione ungherese, non bisogna dimenticare che i precedenti governi croati si erano impegnati non solo sulla difesa dei diritti umani e delle minoranze etniche ma soprattutto per cancellare il brutto ricordo delle accuse europee di “mancanza di piena collaborazione” per aver protetto un criminale di guerra come il Generale Gotovina e per i numerosi casi di corruzione, il più eclatante quello legato all’ex Primo Ministro Sanader, recentemente estradato dall’Austria.

Per sganciarsi definitivamente dallo spettro di una ricaduta del merito creditizio dall’attuale BBB- (ultimo gradino investment grade) al grado più speculativo e penalizzante valgono le stesse regole alle quali si è sottoposta l’Italia: un fattivo impegno governativo alle riforme strutturali e un recupero di consensi per far rientrare lo spread al di sotto di quei 500 punti base abbondanti. Dato l’atteggiamento degli investitori verso i Paesi europei più esposti, questa entrata della Croazia non è ben vista da molti e riacutizza il dibattito che già aveva osteggiato l’apertura verso Bulgaria e Romania.