L’Asia fa fatica a tenere il passo del primo trimestre. L’indice Msci della regione (Giappone escluso) nell’ultimo mese (fino al 2 maggio e calcolato in euro) ha guadagnato l’1,8%. Continuando con questo ritmo, però, non riuscirà ad eguagliare il +11% fatto segnare da gennaio a fine marzo. Nel giro di poche settimane, del resto, la situazione nella regione è cambiata. “Fatte salve le potenzialità di lungo periodo dell’area, nel breve e nel medio termine l’Asia sta registrando alcuni fenomeni nuovi e il ritorno di alcune situazioni che sembravano ormai archiviate”, spiega uno studio di Thomas White International (Twi).
La frenata cinese
Tra gli elementi con cui la regione deve imparare a fare i conti c’è un rallentamento della locomotiva cinese. Il governo ha già fatto sapere che il miglioramento congiunturale per quest’anno sarà del 7,5%. E sembra che il Paese del Drago abbia iniziato le manovre di avvicinamento a questa soglia. In base ai dati diffusi da Pechino, nel primo trimestre del 2012 il tasso di crescita dell’economia cinese è stato dell’8,1%, il più basso dal 2009. Secondo gli analisti, la crescita del consumo interno non è sufficientemente elevata da compensare il calo delle esportazioni dovuto al rallentamento della domanda sui principali mercati delle imprese cinesi, l’Europa e gli Usa.
Secondo il portavoce dell’istituto di statistica cinese il calo della crescita è dovuto essenzialmente alla situazione economica internazionale, anche se le dinamiche interne hanno avuto il loro peso. Secondo gli operatori l’economia cinese sta subendo un doppio colpo, costituito dall’indebolimento sia delle esportazioni sia del settore immobiliare, che finora sono stati due dei principali fattori di crescita.
