Dario - mente e cuore delle sezioni in lingua estera del Sussidiario - è convinto che Gianni Credit (GC) sia stato negli ultimi tempi eccessivamente indulgente verso le banche italiane: anche solo con qualche silenzio di troppo, magari in omaggio al suo pseudonimo-patronimico. Il “sentiment” di Dario - che ha lavorato a lungo in un’azienda industriale milanese - va preso sul serio: non solo perché riflette un umore ormai maggioritario - ma non per questo superficiale o qualunquista - nell’opinione pubblica nazionale.
È anzitutto difficile, caro Dario, stabilire quanto le banche abbiano paradossalmente sofferto della nascita del cosiddetto “governo dei banchieri”: di suoi errori non necessari (come il tentativo malriuscito di crociata contro le commissioni creditizie) sfociati però in un clima di “caccia al colpevole”. Se la recessione morde, se la ripresa non c’è e non s’intravvede - GC lo ha già notato sul Sussidiario - il responsabile ultimo non va cercato fra le banche nazionali. Anzi, GC lo ripete da tempo: le banche italiane sono state per gran parte vittime della grande crisi bancaria globale e, quel che più conta, hanno pure resistito alla bufera.
