A Francoforte sono riuniti i governatori delle maggiori banche centrali (13 in tutto), gli stessi che negli ultimi anni hanno regolato le sorti dei mercati internazionali e delle finanze mondiali.

Le prospettive per il 2018

Janet Yellen della Fed, Mario Draghi della Bce, Mark Carney della Bank of England e Haruhiko Kuroda della Bank of Japan, sono infatti in riunione all’Eurotower e pronti a comunicare, in una conferenza stampa congiunta, le prossime decisioni in materia di politiche monetarie. Per la Fed la prospettiva nell'immediato è quella di una stretta a dicembre e di un paio di ritocchi (o forse anche 3) per il 2018, accompagnato da un drenaggio di dieci miliardi al mese. Anche la Bce, come più volte detto, ha deciso per un rallentamento del ritmo degli acquisti che sarà tagliato del 50% a inizio anno portando perciò il saldo mensile a 30 miliardi al mese lasciando però intatta la decisione sui tassi che potranno essere modificati solo più in là nel tempo.

La situazione economica 

Sullo sfondo un'economia mondiale che, con le dovute, singole differenze, sta migliorando un po' ovunque. Con un paradosso in agguato, quello dell'inflazione. Nemico in particolare della Banca Centrale del Giappone che nella sua ultima riunione di ottobre ha deciso di lasciare invariata la sua politica monetaria ultra espansiva ma tagliando le stime sull'inflazione dell'anno fiscale del marzo 2018 ridotta allo 0,8% invece dell'1,1% previsto. La strategia del numero uno della banca nipponica dovrebbe essere quella, chiara a molti, di una gigantesca iniezione di denaro che creerà inflazione (non si sa quando) la quale, a sua volta, riuscirà a ridimensionare lo stesso debito che l'ha generata. Infatti Tokyo è tra le nazioni industrializzate con il più alto debito pubblico (250% del Pil).