Banche italiane ancora sotto osservazione con la questione dei due istituti veneti in primo piano.

Alle 13 il mercato europeo si distingueva per un generale ottimismo nell'andamento: il Ftse Mib poteva vantare infatti un vantaggio vicino al punto percentuale (0,9%) a 21.108 punti mentre il Dax non andava oltre lo 0,6%, il Cac40 a 0,5% e il Ftse 100 a 0,05%. 

La questione delle banche venete

Oggi il cda di Popolare di Vicenza e domani sarà la volta di Veneto Banca, il tutto sperando che, a prescindere dalle decisioni e dagli argomenti all'ordine del giorno, il sistema degli altri istituti di credito possa dare una mano a quelle che, guardando al parametro della territorialità, potrebbero essere viste come banche sistemiche. Almeno stando alla volontà del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan: dalle sue parole (“la soluzione non contemplerà alcuna forma di bail-in, obbligazionisti senior e depositanti saranno garantiti”) si evince una soluzione serena e soprattutto attuabile in tempi brevi, complice anche un ottimismo che traspare anche da parte dei rappresentanti europei.

Ovviamente sempre che da Bruxelles arrivi il nulla osta al piano di salvataggio che vede proprio gli istituti maggiori della Penisola chiamati (per l'ennesima volta) a salvare una situazione difficile. Unicredit e Intesa, a sua volta impegnata anch'essa in un cda, dopo le ovvie reticenze, sembrano essere disposti, anche solo in linea di massima, a sondare l'eventualità di un intervento attraverso il fondo Atlante. Ma la situazione nonostante questa ciambella di salvataggio, appare sempre e comunque subordinata anche ad altri passaggi indispensabili. Il primo è quello che riguarda i dettagli tecnici del piano che chiamerebbe eventualmente in causa Unicredit e Intesa: il rischio, in questo caso, è che i capitali messi a disposizione potrebbero non essere sufficienti per garantire la riuscita dell'opera I numeri parlano chiaro: la ricapitalizzazione precauzionale arriva a 6,4 miliardi di euro mentre la quota a carico dei soggetti privati non va oltre 1,25 miliardi e quella del Mef si aggira intorno ai 3.