La felicità ha dominato i mercati del rischio dall'inizio di novembre e la disperazione, invece, quelli dell'obbligazionario.

Uno sguardo agli Usa

La speranza di una crescita più forte arriva dalle prospettive di semplificazioni fiscali, di maggiori investimenti pubblici e di nuovi incentivi per quelli privati, oltre a una maggiore aggressività delle politiche della Federal Reserve romesse in campagna elettorale dal futuro presidente Donald Trump. Questa l'idea che accomuna gli operatori sui mercati e che viene confermata anche nell'ultimo Investment Outlook di Bill Gross il quale, però, fa notare come finora i movimenti sui mercati si siano limitati a credere nelle parole e soprattutto nei tweet di Trump mentre l'effettiva valutazione della crescita futura dipende più che altro da quanto si riuscirà ad ottenere per portare il Pil reale a stelle e strisce su un livello superiore alla media del 2% degli ultimi 10 anni.

La crescita a stelle e strisce

Tassi di crescita del 3% hanno fatto da volano ai profitti delle imprese favoriti anche da una forte leva finanziaria mentre una crescita intorno al 2% si è solitamente dimostrata tendenzialmente zavorrante. Una differenza dell'1% che Gross definisce fondamentale: stando alla sua view, infatti, sarà più facile che si manifesti quel 2% piuttosto che lo sperato 3%. I motivi sono molteplici: a prescindere da Trump, infatti, restano sul tavolo i macrotrend del futuro che il presidente non può certo controllare. Invecchiamento della popolazione, elevato rapporto debito/Pil con il primo che tende ad aumentare in maniera costante e spesso, per molte nazioni, anche incontrollata, metamorfosi del mondo del lavoro che tende a rendere sempre più periferico il fattore umano man mano sostituito da quello tecnologico saranno protagonisti per il futuro che difficilmente le politiche del repubblicano saranno in grado di calmierare negli effetti.