Ed anche l’ultima barriera psicologica è stata abbattuta, dopo I 13.000 punti del Dow Jones ed i 3.000 del Nasdaq oggi è stato il turno dello S&P500 che ha superato quota 1.400 punti.
L’ultima volta che l’indice principale della Borsa statunitense aveva terminato le contrattazioni sopra quota 1.400 era stato precisamente il 5 giugno 2008, oggi, quindi, possiamo dire che la crisi iniziata con lo scoppio della bolla dei mutui subprime è stata superata?
Direi di no, o meglio i numeri sono numeri, quindi, formalmente, visto che abbiamo sempre detto che la crisi inizia nel giugno 2008 ed ora lo S&P500 è tornato su quei livelli, dovremmo rispondere di sì, ma a mio avviso sono ancora tali e tanti i motivi di preoccupazione per l’attuale situazione economica che parlare di fine della crisi ci sembra persino blasfemo.
Citiamo una cosa per tutte, ma senza dubbio la più lampante: a tutt’oggi i tassi negli Stati Uniti sono a zero (per la precisione tra lo 0 e lo 0,25%), e già questo è il sintomo più evidente di un’economia che si muove con un “respiratore” (una bombola ad ossigeno) sulle spalle.
E non basta, proprio un giorno fa il Presidente della Fed, Ben Bernanke, ha annunciato che gli stessi resteranno eccezionalmente bassi almeno per un altro paio d’anni, e ciò è tutto dire. Il banchiere centrale più importante del mondo, che normalmente non si espone in previsioni neppure per tempi brevissimi, si sbilancia per un periodo di tempo così lungo? Sintomo che il “malato” è in condizioni particolarmente gravi da giustificare una “lungodegenza”.
Però se una persona oggi va a vedere il valore di chiusura dello S&P500 trova il numero 1.402, 60 e anche questo è un fatto.
