Il governatore della Banca Centrale del Giappone, Haruhiko Kuroda, non riuscirà a rispettare una sua vecchia promessa: riportare l'inflazione al 2% prima della conclusione del suo mandato quinquennale, che terminerà a marzo 2018.

Inflazione al 2% non prima del 2019

Al termine dell'ultima riunione di politica monetaria, infatti, la Boj ha comunicato un nuovo spostamento della data prevista per il raggiungimento dell'obiettivo, che adesso si prevede di poter conseguire "entro la fine dell'anno fiscale 2018-2019", ossia nel marzo 2019 (la data prevista precedentemente era il 2017).

"Le attese di medio e lungo termine sull'inflazione restano deboli, questa è una delle ragioni alla base del rinvio", ha dichiarato Kuroda nel corso della conferenza stampa, aggiungendo che al momento "l'evoluzione dei prezzi dovrebbe rimanere leggermente negativa o intorno allo zero".

Nel frattempo, vengono confermate le linee guida di politica monetaria della BoJ. Resta invariato e in area negativa il livello dei tassi sui depositi (-0,1%). E proseguirà il piano di stimolo monetario da 80mila miliardi di yen l'anno, pari a circa 760 miliardi di dollari.

Il governatore si è dichiarato fiducioso che il Giappone proseguira nel suo trend di moderata crescita, avvalendosi del miglioramento dei dati su esportazioni e consumi. Non mancano tuttavia alcuni dubbi, e l'indebolimento delle pressioni sui prezzi rendono incerte le prospettive economiche.

In posizione d'attesa anche Fed e BoE

Le decisioni della BoJ sono arrivate in una settimana all'insegna della cautela per le banche centrali. Oggi è stato il turno della Reserve Bank of Australia (Rba), che nella sua riunione ha mantenuto invariati i tassi di interesse all'1,5%, come peraltro previsto dagli analisti. I tassi australiani sono fermi da agosto scorso, quando un nuovo taglio del costo del denaro dello 0,25% ha portato i livelli ai nuovi minimi storici.