Mentre tutti restano in attesa del dato sull'inflazione Usa di gennaio, prevista in aumento, le borse europee navigano a vista sebbene tutte orientate verso un trend rialzista.

La situazione in apertura 

Poco prima delle 10.30, infatti, il Dax di Francoforte sfiorava l'1% arrivando a stabilizzarsi a 0,9%, il Cac40 di Parigi era intorno allo 0,8% e il Ftse 100 di Londra a 0,7%. Piazza Affari, invece, si dimostra più cauta, con un +0,4% che gli permette però di superare quota 22mila punti arrivando a 22.128. Sotto i riflettori, come anticipato, il cross euro-dollaro, con il biglietto verde protagonista di una debolezza che ha portato di contrappasso forza sulla moneta unica. Tradotto in numeri si parla di un rapporto che sfiora l'1,24 (1,2357 per l'esattezza alle 10.30). Un problema non indifferente per il governatore della Bce Mario Draghi perché, come sottolineato da più parti, una moneta forte è un peso anche per le esportazioni. Il rialzo dell'euro, però, è stato favorito anche dal dissiparsi delle nubi che da un paio di anni si stavano addensando sul Vecchio Continente: dopo aver cancellato i timori che gravavano sull'Unione con il periodico infiammarsi della questione greca, si sono presentate le varie elezioni politiche che hanno costellato l'ultimo biennio, disseminate un po' in tutte le nazioni dell'Ue. Il timore, a sua volta fomentato dal precedente della Brexit, era quello che le forti pressioni euroscettiche avessero la meglio; un timore che, di volta in volta, è stato annientato, sebbene, politicamente parlando, l'astensionismo e soprattutto una frammentarietà del voto, sono stati i nuovi protagonisti. L'ultimo esempio proprio in Germania dove si è giunti alla formazione di un esecutivo solo oltre 4 mesi dalle elezioni.