Se Warren Buffett "vuole guadagnare con Cattolica" - come recitava il titolo dell'ultima intervista rilasciata al Corriere della Sera dall'AD della compagnia veronese Alberto Minali - gli analisti di Banca Imi gli hanno offerto questa mattina un buon assist e una nuova iniezione di fiducia dopo il recente scivolamento del titolo seguito ai conti deboli del terzo trimestre. 

La nota di Imi

In un nuovo report rilanciato da Milano Finanza, l'investment bank del gruppo Intesa San Paolo ha infatti migliorato target price e raccomandazione sul titolo - rispettivamente 7,5 a 10 euro e da "hold" ad "add" ('aggiungere in portafoglio') - prospettando per il gruppo assicurativo, quotato a Piazza Affari sull'indice Ftse Italia Mid Cap, una "nuova era dopo l'accordo di bancassurance con Banco Bpm e la nuova struttura azionaria," il cui recente riassetto ha visto entrare nel capitale come primo azionista, con una quota del 9,047%, la potente holding del miliardario americano. 

Diverse ragioni di ottimismo

Cardini della nuova tesi d'investimento degli analisti di Imi, oltre al recente arrivo di Minali alla guida del gruppo e a un interessante dividend yield (4%), sono proprio l'ingresso nell'azionariato di Berkshire Hathaway, veicolo finanziario con un forte core business nel settore delle riassicurazioni, e soprattutto la nuova alleanza strategica nel bancassicurativo con Banco Bpm, che secondo le stime fornite da Imi migliora l'utile atteso 2019 di Cattolica di circa il 20%.

L'alleanza con BPM

Un accordo, ricorda il broker in attesa di conoscere i dettagli del nuovo piano industriale a gennaio prossimo, che permetterà alla società di inglobare per 15 anni la rete di vendita di prodotti assicurativi vita e non vita del Banco: Cattolica comprerà, secondo i termini riportati da MF, "il 65% di Popolare vita e Avipop assicurazioni per un controvalore di 853,4 milioni di euro, con un esborso finanziario di 764 milioni (esclusi gli 89,6 milioni di dividendo straordinario che dovrà pagare a Banco Bpm prima del closing)", facendo ricorso per portare a termine l'operazione in parte a risorse proprie e in parte all'emissione di un bond subordinato Tier 2 (fino a 500 milioni).