Ad evitare i soliti ululati contro queste tesi “eterodosse” o più propriamente eretiche, è utile ricordare che serve non un pareggio di bilancio purchessia, ma una ristrutturazione dell’economia in direzione di aumentarne la competitività; che tuttavia questo processo ha un timeframe incompatibile con i tempi caratteristici dei mercati, che non si fidano più di questa Eurozona, ed è imprescindibile la creazione di un “qualcosa” che sostituisca i mercati medesimi mentre quelle stesse riforme di struttura vengono implementate, ammesso e non concesso che ci sia qualcuno che controlli che di vere riforme si tratti, e non di banali strette fiscali.
Tutto ciò premesso, la tesi di Bragantini è che la Germania sta intascando il bonus (il sussidio, per dirla con Bragantini) del rischio/opportunità del ritorno del D-Mark, senza pagare la penale della rivalutazione della valuta che ciò implicherebbe. Da qui i tassi negativi sui titoli a breve termine e l’esplosione di depositi nel sistema bancario tedesco, che sta godendo di una espansione monetaria senza precedenti. Quanti affermano che la Germania starebbe portando la croce della dissipatezza altrui, riflettano almeno su questo punto.