Ci sono miliardi di pianeti abitabili nella Via Lattea. Lo sostiene uno studio di astronomi tedeschi e danesi che da sei anni indagano sulla questione. Considerando che la Via Lattea è solo una delle centinaia di miliardi di galassie del nostro universo, la quantità di terreno coltivabile o edificabile, una volta risolti i problemi di trasporto, diventa praticamente infinita.
L’immobiliare terrestre, di fronte a questa ampia disponibilità, cadrà di prezzo esattamente come le vecchie aree downtown di Detroit o di Johannesburg sono crollate quando si sono costruiti nuovi sobborghi più attraenti e facilmente raggiungibili. E’ il destino dell’immobiliare. Si pensa che sia per sempre, ma non è mai così. Quando l’Africa si fonderà con l’Europa e il Mediterraneo scomparirà, fra 250 milioni di anni, le case di Portofino e di Forte dei Marmi si troveranno in mezzo al Sahara e perderanno molto del loro valore.
Nel brevissimo termine, diciamo da qui a 10-20 anni, ampi segmenti dell’immobiliare americano potrebbero per contro offrire un’ottima redditività e notevoli potenzialità di rivalutazione. In un ipotetico portafoglio ideale per questi tempi difficili (uno tra i miliardi di portafogli possibili) dedicheremmo un 20 per cento al real estate residenziale e commerciale negli Stati Uniti.
Un’elaborazione di Torsten Slok di Deutsche Bank compara per vari paesi il rapporto prezzo-affitto e prezzo-reddito con la media storica di lungo periodo e ne ricava che le case sono oggi sottovalutate negli Stati Uniti, in Svizzera, in Corea e in Giappone. Sono invece molto care (con una sopravvalutazione compresa tra il 35 e il 55 per cento) in Canada, Belgio, Norvegia, Australia, Regno Unito, Francia e, attenzione, in Spagna. L’Italia è sopravvalutata del 10 per cento.