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Oggi entra in vigore la Tobin Tax ossia l'imposta dello 0,12% sulle transazioni della giornata effettuate su territorio italiano.

Ma non tutto sembra andare per il verso giusto. Tra i problemi

1) Pur essendo partita con l’intenzione di essere una tassa “europea” se non addirittura mondiale, non tutti gli stati l’applicheranno mettendo così in netto svantaggio le altre piazze, rese meno competitive.
Proprio in seguito a questa discrepanza, il timore è di vedere ulteriormente diminuita la fetta di titoli italiani già duramente colpita non solo dalla crisi dalla quale (si spera) stiamo uscendo (una probabilità che solo in remoto si verificherà a breve termine), ma anche dalla recente diffidenza degli investitori intimoriti dall’esito delle urne.

2) Inizialmente la tassa si pone come fine anche di arginare l’high frequency trading, ovvero l’insidioso trading ad alta frequenza spesso accusato di smuovere somme abnormi, incontrollate e incontrollabili anche per la velocità di movimento (a volte pochi decimi di secondo) in rapporto all’entità dei capitali, ma il problema del calcolo su migliaia di movimenti, di diversa natura, su diverse piazze internazionali (tra cui molte che la Tobin non la applicano) rischiava di rendere complesso e lungo il calcolo che si riferisce alla singola giornata.