La disoccupazione dilagante è un dato di fatto che possiamo testare nella vita di tutti i giorni. Adesso, tra gli altri fattori, si aggiunge anche quello dei robot.

Cosa sfruttare per difenderci dai robot?

Ma ci sono tre cose che le macchine, per quanto più veloci e intelligenti (almeno si crede) non potranno mai fare e che permetteranno alle persone di conservare il proprio posto di lavoro. Prima di tutto la capacità, quasi darwiniana, di adattarsi con flessibilità ad ogni evenienza. Charles Darwin, infatti, oltre 200 anni fa scoprì che a sopravvivere durante le varie fasi dell'evoluzione, non erano le specie animali più forti, nè quelle più feroci o più prolifiche: a vincere l'eterna battaglia per la sopravvivenza erano quelle che si sapevano adattare ai vari cambiamenti climatici. Ma gli esempi sono tanti: nel 1996 il computer IBM Deep Blue perse il torneo di scacchi organizzato contro Garri Kasparov: dopo la prima partita del 10 febbraio 1996 a Filadelfia, vinta dal computer, Kasparov rovesciò il risultato nelle seguenti cinque partite (tre vinte e due patte) vincendo perciò contro una macchina (per dovere di cronaca c'è da specificare che la rivincita fu vinta da Deep Blue). Ma in quell'occasione l'intelligenza umana ebbe la meglio.

La seconda qualità che permetterebbe all'essere umano di difendersi dalle insidie dei robot sul posto di lvoro è la gestione di situazioni e relazioni umane complesse come quelle che richiedono maggior empatia: maestre d'asilo, infermieri, medici, psicologi e, perchè no, anche quelli riguardanti il clero. Di ogni religione si parli. Infatti la vera specialità dei computer è, almeno allo stato attuale, quella di eccellere in lavori ripetitivi e routinari.