La correzione che sta colpendo i mercati rientra in un processo in cui si innestano la debolezza dell’euro, la tenuta delle commodity e la forza inerziale del Bund. E’ un contesto che predispone gli investitori a sviluppare “scelte protettive” nei momenti di avversione al rischio. Chiarito questo, è bene riflettere sul ruolo giocato da: 1) gli strumenti vocati al safe haven; 2) le politiche di sostegno operate dalle banche centrali, combinate con le attese di crescita macro economiche.

I due strumenti a cui il mercato ricorre quando si accendono le spie del rischio sono il Treasury e il Bund. Tutti e due esprimono oggi rendimenti che viaggiano a minimi storici più che trentennali. Il Bund, dallo scorso settembre, fluttua sopra 135 e tende a distribuire a ridosso di area 140. Nell’ipotesi più ardita è possibile pensare che la violazione di 140/141 possa portare guadagni (limitati) verso quota 144. Va ricordato però che

in questo momento il tasso d’inflazione viaggia a livelli superiori al 2% in Europa, in prossimità del 2% in Germania.

Ne consegue che l’unica strada che i mercati hanno a disposizione per performare è data dall’equity. Ed è la ragione per cui i rialzi di inizio anno sono stati così forti. In tale intensità, tuttavia, si sono visti eccessi anche dal punto statistico: non a caso in molti si attendevano una correzione da almeno due settimane.

Il Dax ha oltrepassato la soglia di quota 6500 senza alcuna sosta; altrettanto l’S&P500 ha superato area 1290/1300 senza avvertire il bisogno di “collaudarne” la consistenza. E’ verosimile, pertanto, attendersi una ritorno verso tali livelli, al fine di comprendere quanto spazio abbia il mercato per riprendere la via del rialzo. Dal canto suo il FTSE/Mib di piazza Affari ha corretto verso area 16200, in perfetta simmetria con il test di 410 punti di spread.