Per quanto paradossale possa sembrare sono proprio loro due, adesso, ad essere le più fragili. Atene, Lisbona e Madrid non hanno niente da perdere, ma Berlino ha tutta la migliore economia d’Europa sul tavolo da gioco. E non può sbagliare.

La Germania e la Francia sono gli attori che più degli altri si trovano sulla scena dell’economia politica in questo periodo. Accusati, soprattutto la prima di non voler aiutare le sorti dell’Europa.

Proviamo a metterci, per una volta dalla loro parte e guardare tutta a situazione da un altro punto di vista.

Il prodotto interno lordo tedesco è di 2.500 miliardi di euro ed i suoi livelli del debito si aggirano sull’80% del PIL.Quello francese è di euro 2.100 miliardi ed i suoi livelli del debito sono circa il 90%. Fin qui i numeri. Ora, sappiamo che il punto debole di queste economie è (anzi era, visto che se ne stanno pian piano togliendo), l’esposizioni verso le economie periferiche in grandi difficoltà.

Banche tedesche e francesi hanno esposizioni di circa euro 800 miliardi, ma quello che cambia non è la quantità, solo la qualità. Si perché adesso l’esposizione è rappresentata dal alle varie istituzioni ufficiali come l'Unione europea, la Banca centrale europea, il Fondo monetario internazionale e fondi di salvataggio speciali. A partire da aprile, l'esposizione della BCE in Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia è pari a 918 miliardi e in rapido aumento, anche a causa della fuga di capitali da questi paesi.

Sul Fondo europeo di stabilità finanziaria, invece, Berlino e Parigi, hanno puntato circa 200 miliardi di euro ciascuna. La prima ha anche l'onere aggiuntivo dei 644 miliardi della Buba esposta con altri istituti, proprio in seguito al patto TARGET2 ("Trans-European Automated Real-time Gross Settlement Transfer System Express"), nato 5 anni fa, come naturale evoluzione del TARGET1 nato come un sistema di pagamento per risolvere i flussi di fondi transnazionali.