Ieri le notizie più significative sono state due: la pubblicazione dei primi sondaggi effettuati dopo l’intervento a gamba tesa della FBI su Hillary Clinton e la riunione del FOMC della Federal Reserve, che ha lasciato, come da attese, i tassi invariati. 

I sondaggi elettorali hanno già misurato il grosso impatto della riapertura dell’inchiesta mail-gate sulle opinioni degli elettori. Il vantaggio di Hillary, che arrivò ad essere stimato anche intorno ai 7-8 punti percentuali, in crescita per quasi tutto il mese di ottobre, grazie alle vittorie nei faccia a faccia televisivi ed alle gaffe sessiste del suo sfidante, è già completamente sparito. La rapidità nella perdita di consensi di Hillary desta una certa impressione e probabilmente è stata favorita anche dal rilassamento in cui il suo staff si era adagiato, ormai certo della vittoria finale ed intento ad organizzare i festeggiamenti, più che a continuare la battaglia sul terreno. 

Ora l’esito diventa molto incerto ed obbliga entrambi gli sfidanti a calare in fretta le carte pesanti, se ne hanno ancora in mano, per gli appelli finali, a 5 giorni dal voto. I prossimi giorni potrebbero essere costellati di pettegolezzi, che nessuno potrà verificare in tempo utile, e la campagna elettorale potrebbe mostrare una coda velenosa e sporca come mai è avvenuto prima.

Credo che, chiunque vinca, si troverà un’America molto diversa da quella che accolse Obama. Oggi il popolo americano è disgregato dalle disuguaglianze sociali e dilaniato da odi razziali e religiosi. Il mitico “Yes, we can” di Obama è diventato un sordo “Yes, we hate”.