Prima dei numeri partiamo da due dati di fatto: 1) a inizio anno Pier Carlo Padoan ministro dell'economia, dichiarava “Il 2016 sarà l'anno della svolta, il debito pubblico calerà. La spending review è viva e vegeta”. 2) all'inizio del 2015 dai dati Unimpresa risultavano da rimborsare nel quinquennio 2015-2019 obbligazioni statali per complessivi 964,2 miliardi, tra il 2020 e il 2044 la cifra arrivava a 762,7 miliardi mentre in circolazione, complessivamente, risultavano, sempre all'inizio del 2015, 1.726,9 miliardi in titoli di stato.

I numeri di Bankitalia

A confermare la teoria sono anche i numeri, quelli che ha pubblicato oggi Bankitalia e che parlano di un debito della Pubblica amministrazione arrivato a maggio a 2.241,8 miliardi ovvero +10,9 miliardi rispetto ad aprile. La cifra, già di per sé esplosiva, lo diventa ancora di più se si pensa che, in parallelo, l'economa dello Stivale deve risentire non solo della debolezza diffusa su tutto il panorama europeo e mondiale ma anche della pesantezza tutta italiana che nasce sul fronte della tempesta bancaria. Un cocktail micidiale che rende ancora più sproporzionato il rapporto tra debito e Pil. A questo si aggiunga anche l'instabilità sui mercai, nata all'indomani del referendum inglese, instabilità che impatterebbe, stando alle analisi di Bankitalia, direttamente sulla ricchezza prodotta dal paese creando un ulteriore rallentamento e portando il tutto a una crescita stentata che, a fine anno, non arriverebbe all'1% e lo supererebbe di poco nel 2017 contro una precedente analisi, elaborata prima della Brexit, che dava risultati più ottimisti, per quanto sempre sul filo del decimale e cioè un Pil a +1,1% per il 2016 e +1,2% sul 2017. Al di là dei particolari tecnici, risalta all'occhio il fatto che la quasi totalità dell'aumento (10,5 miliardi su 10,9) è da attribuirsi alle Amministrazioni centrali contro i restanti 0,4 miliardi delle amministrazioni locali.