Willem Verhagen, Senior Economist, Macro & Strategy presso NN Investment Partners, spiega che tutti gli occhi sono puntati sulle elezioni francesi, e a ragion veduta. Dopo tutto, l’asse franco-tedesco ha rappresentato la forza trainante della coesione europea. Ne consegue che la Francia ha tratto enormi benefici da un “dividendo politico”, che negli ultimi anni ha fatto in modo che lo spread di questo paese rimanesse a un livello più contenuto rispetto a quello di Italia, Spagna e Portogallo.

Il dividendo politico della Francia consisteva sostanzialmente nel fatto che i mercati considerassero il rischio di un’eventuale uscita della Francia molto più ridotto - spiega Willem Verhagen -. In una certa misura, questa si è rivelata una di quelle profezie che si autoalimentano (minore pressione sui bilanci statali e degli istituti di credito), ma in parte anche la previsione che la Germania avrebbe dovuto compiere sforzi maggiori per trattenere la Francia all’interno dell’Unione rispetto a quanto avrebbe dovuto fare per gli altri paesi periferici ha giocato il suo ruolo. Probabilmente questo è ancora vero, ma ovviamente se il popolo francese decidesse di abbandonare l’Unione la Germania non potrebbe fare nulla a riguardo. Ecco perché il rischio che Marine Le Pen (o Jean-Luc Mélenchon) diventi Presidente si rispecchia nella probabilità che questo dividendo politico possa scomparire ed è questa ipotesi che di fatto attualmente sta determinando l’andamento dello spread francese.

È importante sottolineare che l’economia della Francia non rientra tra quelle tradizionalmente periferiche, per motivi diversi dal dividendo politico di cui si è appena parlato - spiega Willem Verhagen -. Il debito sovrano della Francia si attesta a un livello appena inferiore al 100% e il sistema bancario francese è in buone condizioni. Inoltre, le prospettive per la crescita della Francia sul lungo periodo sono abbastanza positive, a condizione che il prossimo Presidente realizzi le riforme necessarie.