Francois Hollande si presenta davanti ai francesi all'ora di cena, lucido, ma senza nascondere l'evidente emozione con la quale ha vissuto la più difficile delle decisioni: rinunciare, come non aveva mai fatto alcun Presidente della Quinta Repubblica francese, alla candidatura per un secondo mandato.   

Una passo sofferto, ma reso necessario dopo le pesanti pressioni subite dal suo stesso partito di fronte alle pessime previsioni dei sondaggi, che gli assegnavano al primo turno del prossimo 23 aprile addirittura la quarta posizione, alle spalle non soltanto dei due candidati della destra e dell'ultradestra Francois Fillon e Marine Le Pen, ma persino della sinistra ecologista di Jean-Luc Mélenchon.

Il bilancio di governo

Quello di Hollande è stato un discorso breve, durato appena dieci minuti, nel quale il Presidente uscente ha rivendicato la "sincerità e onestà" con la quale ha guidato la Francia "in circostanze terribili", a partire dalla lunga serie di attacchi terroristici nel 2015: "abbiamo tenuto duro," dice, "ho preso i provvedimenti necessari, senza mai rimettere in discussione le nostre libertà". 

Hollande riconosce alcuni "errori" sul fronte economico, punto dolente del suo mandato e terrno sul quale è difficile difendersi di fronte agli avversari, che gli rimproverano lo stallo delle riforme, un'economia senza slancio e la crisi sociale sulla quale Marine Le Pen ha potuto costruire il suo consenso.

Pur riconoscendosi il merito del risanamento dei conti pubblici, Hollande sa di non aver vinto quella sfida per l'occupazione che era stata uno dei cardini del suo programma e riconosce che arrivano "insufficienti e in ritardo" i primi timidi segnali positivi giunti negli ultimi mesi.