In altre parole: meglio pensare a ripianare il debito pubblico o azzardare una serie di investimenti
per poter riavviare l’economia e post porre la questione debito?

Ovviamente la risposta è la classica da un milione di dollari: averla significherebbe salvare il mono intero e non solo l’Europa visto che l’effetto domino, partito per molti dalla Grecia, sta coinvolgendo in una sorta di effetto domino un pò tutti.

Al primo posto Portogallo e Spagna, economie periferiche che per prime hanno risentito di politiche strozzacrescita, in secondo luogo noi in Italia, mercato liquido, quindi vulnerabile, dove la speculazione è in agguato perennemente.

Ma anche Olanda e Francia hanno i primi problemi da affrontare, e persino l’insospettabile Gran Bretagna che può “vantare” il secondo trimestre in recessione.

Ora alla luce di tutto questo: l’euro, croce e delizia delle Nazioni, deve essere svalutato o meno? Se lo era già chiesto Roubini nel 2011 il quale era partito dalla semplice constatazione che in Europa tutti quelli che avevano intrapreso una politica di austerità avevano visto un crollo sistematico dei valori.

Esempio? Pil negativo per tutti già dal terzo trimestre 2010, ovvero poco dopo l’adozione delle prime misure restrittive.

Unica soluzione secondo lui la svalutazione dell’euro del 30% da parte della Bce. Ma ecco che dalla sua parte si schiera anche Soros. Da Roubini, uno dei pochi che già nel 2008 ebbe sentore della crisi che si stava radicalizzando nel sistema economico, arriva la richiesta di riportare in attivo la bilancia commerciale e tornare a esportare, anzichè a espropriare.

Da qui la necessità di un indebolimento del cambio che permetta di invogliare gli investitori e renda l’euro più appetibile. In pratica una politica economica accomodante verso i capitali attraverso un deprezzamento reale e non solo nominale.