Che da tempo l’economista americano più famoso tra il pubblico dei non addetti ai lavori avesse preso a cuore i problemi della moneta unica europea era noto. E’ di poco più di un mese fa la pubblicazione del suo ultimo saggio (The Euro and its threat to the future of Europe, Allen Lane, Penguin Random House, 2016) nel quale avanza la prospettiva di un abbandono “morbido” del progetto euro, minacciato alla base dai difetti strutturali che ne hanno accompagnato la nascita. 

Stiglitz, impegnato in questi giorni nella promozione del suo libro, ha già suscitato un ampio dibattito dentro e fuori i circoli economici di mezzo mondo. E adesso il premio nobel del 2001 torna sull’argomento.

In una conversazione con il quotidiano Die Welt, l’ex capo economista della Banca mondiale riprende alcuni dei concetti espressi nel suo volume. Aggiungendo una certezza: entro dieci anni, i connotati della zona euro saranno radicalmente trasformati. E l’epicentro della prima scossa decisiva potrebbe essere l’Italia. 

L'abbandono dell'euro: un passo "emotivamente" difficile.

Proprio la Penisola viene infatti considerata da Stiglitz un caso chiave per comprendere quanto l’impostazione con cui si è costruita l’unità monetaria minacci la prosperità del continente.

L’Italia, si dice convinto Stiglitz, non resterà ancora a lungo nella moneta unica. L’economia italiana è ancora alle prese con gli effetti di una crisi profonda dalla quale fatica a tirarsi fuori. Le banche del paese lottano con enormi riserve di crediti in sofferenza. L’economia non cresce più da cinque anni. E i livelli di disoccupazione continuano ad essere preoccupanti.