Moody’s si dedica a tagliare il rating degli istituti bancari. Dopo l’Italia è toccato ieri a 16 banche spagnole vedere ridotti i propri giudizi dall’agenzia. Fitch pensa invece alla Grecia, con un piede e forse più fuori dall’euro, e ne riduce il merito a CCC.
Decisioni che per quanto attese colpiscono sulle ferite aperte del Vecchio continente. Dove la confusione regna sovrana tra scenari apocalittici, rassicurazioni, minacce, rumors di fuga da istituti bancari. Uno degli ultimi sondaggi effettuati in Grecia dalla società Marc, per esempio, conferma che l’80% dei greci vuole rimanere nell’euro mentre il 67,7% ha risposto che si sarebbe dovuto raggiungere l’accordo tra i partiti per un governo di unità nazionale. Come si raccordano queste risposte con i sondaggi che vedono Syriza, una delle forze non disponibili all’accordo, in netto vantaggio sugli altri partiti? La speranza tra i vertici europei è che alle elezioni anticipate del 17 giugno la voglia di rimanere nell’euro favorisca un ritorno al voto di quanti si sono astenuti nella precedente tornata e che i partiti pro-euro riescano a formare una maggioranza in grado di non crollare al primo colpo di vento. Nel frattempo giura il nuovo governo di transizione incaricato di accompagnare il Paese alle elezioni, con i deputati di estrema destra (Alba Dorata) che sfilano a passo di marcia in formazione militare e non si alzano al momento del giuramento insieme con tre parlamentari islamici e quelli di estrema sinistra che non presenziano nemmeno. Vista così la Grecia sembra quasi un paese in via di disgregazione sociale. Tutto questo si riflette sull’andamento dell’euro/dollaro. La valuta unica non crolla, pur avendo inanellato una discesa importante rispetto ai livelli di inizio mese (si trovava sopra 1,32), ma non può certo avere la forza di reagire. Il quadro tecnico rimane negativo anche se è da segnalare il raggiungimento di importanti supporti statici, presenti in area 1,2630. Se si può separare in una reazione, potrebbe essere il livello giusto. Il sostegno è formato dai minimi di metà gennaio e del 24 agosto scorso. Il movimento di reazione avrebbe come target il prolungamento della trendline rialzista risalente dai minimi dell’8 giugno 2011 e del 15 gennaio, violata al ribasso martedì e attualmente transitante a 1,2770.