Che strana settimana sui mercati: quando tutto sembrava orientato negativamente i listini azionari hanno avuto un colpo di coda con due portentosi rialzi, per poi ripiombare in un limbo d’incertezza che riporta la memoria alle cupe giornate autunnali, con il trend in balia di ogni singolo rumor.

Gli spunti, in realtà, sono stati molti e alcuni meritano delle riflessioni che potrebbero avere forti valenze nei prossimi mesi.

La prima riguarda lo scenario politico europeo. Ad esempio, le elezioni presidenziali francesi proiettano a differenti situazioni; infatti, l’eventuale vittoria di Hollande romperebbe l’asse Sarkozy-Merkel, isolando la pretesa della Germania di replicare il modello tedesco negli altri paesi dell’Eurozona. Il lungo dibattito (e lo scontro) in seno all’Europa sulla gestione della crisi ha permesso agli speculatori internazionali di mettere a nudo le lacune del Trattato costitutivo della moneta unica, su cui ora si sta lavorando per porre nuove fondamenta a difesa, compresa l’eventuale introduzione di Eurobond per lo sviluppo, sostenuti - fra gli altri – dallo stesso Hollande.

Il margine è minimo e le sorprese in politica sono sempre dietro l’angolo, quindi è ancora presto dare per sconfitto il presidente uscente. Certo è che in questi giorni, in maniera più o meno palese, si sono stretti i rapporti tra la Cancelliera e Monti, quasi a sancire un nuovo asse Roma-Berlino. Un asse che ai mercati non sembra essere dispiaciuto visto il buon successo dell’asta Bot semestrale, collocata brillantemente con una buona domanda proveniente non solo da investitori domestici ma anche da investitori ed istituzioni internazionali. Il tasso è risultato in salita, rispetto all’analoga asta di fine marzo, ma in un clima completamente diverso; inoltre lo spread sotto pressione degli ultimi giorni è imputabile al 90% ad un rialzo del Bund tedesco, strumento rifugio nei momenti critici dei mercati, che ha ritoccato i massimi storici con rendimenti decennali in area 1,6%, mentre i nostri Btp hanno perso proporzionalmente poco terreno con rendimenti del decennale in area 5,6%, ben lontani dal 7,7% di novembre quando il Bund quotava sugli stessi prezzi.