Alla fine della scorsa settimana erano tutti pronti a scommettere che quella seguente, in prossimità delle nuove elezioni in Grecia, sarebbe stata all’insegna della volatilità. In aggiunta a ciò si stavano acuendo i problemi nel sistema bancario spagnolo.
Nel week end finalmente, una rapida decisione da Bruxelles sul paese iberico, sembrava aver riportato un po’ di positività sui mercati; purtroppo l’euforia del lunedì mattina si è spenta nell’arco dello stesso pomeriggio, innescando un sentiment contrastato sui listini europei e concentrando la speculazione contro il nostro paese.
Bisogna distinguere l’attacco tra il listino azionario ed i bond governativi; nel primo caso infatti è molto più facile colpire i titoli di riferimento, quali quelli del settore finanziario con la scusante che avrebbero in portafoglio un ampio stock di titoli pubblici; tra l’altro attraverso i derivati e il poco volume scambiato, con pochi “liquidi” si è facilmente innescato un trend negativo aiutato da una serie di commenti e rumors. Dall’altro lato le tensioni sugli spread, con un rialzo inevitabile dei rendimenti, hanno portato ad una maggiore spesa per interessi nelle aste di Bot e Btp rispetto a quelle di analoga scadenza effettuate nel mese di maggio.
Il flusso di vendite ha colpito non solo l’Italia e la Spagna ma anche il Bund decennale, con lo spread rimasto purtroppo invariato a causa della flessione contemporanea degli altri governativi. Da ciò si evidenzia come l’attacco speculativo si stia concentrando su tutta l’Europa, Germania compresa e che anche quest’ultima non può essere esente da contagio. Cosa da cui è auspicabile che alcuni principi vengano al più presto recepiti da tutti i componenti dell’Unione Europea.
