I leader europei sono impegnati nel mantenere sia l'euro che l’Eurozona così come sono. Ma per fare questo, tutto deve cambiare, come suggerisce la citazione dal meraviglioso romanzo italiano del 1958, "Se vogliamo che tutto rimanga come è, tutto dovrà cambiare", da Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Non è un compito facile, in quanto nessuno di loro vuole un cambiamento che abbia un impatto negativo verso il proprio paese. Ma, come vedremo, non c'è cambiamento che permetterà che tutto rimanga uguale e che non abbia un impatto severo su tutti.
Guardiamo alle opzioni effettivamente disponibili, cioè le scelte definite da qualcuno “il menu del dolore”. Vi offrirò alcuni punti di riferimento da osservare lungo il percorso, e terminerò con un mio suggerimento su ciò che l'Europa dovrebbe fare.
Scelte, Debito e l’Endgame
Sappiamo che le scelte che facciamo oggi sono vincolate dalle scelte che abbiamo fatto in passato, e che le scelte che faremo in futuro saranno limitate dalle scelte che facciamo oggi. L'Europa ha scelto di creare una zona di libero scambio, e poi alcuni dei paesi hanno incominciato a chiudersi nel “gold standard” di una moneta unica, abbandonando la possibilità di regolare eventuali squilibri nella loro economia effettuando degli aggiustamenti di cambio delle proprie valute.
I tassi di interesse per la parte del sud d'Europa erano scesi a dei livelli che non erano mai stati disponibili per loro, e quei paesi hanno reagito prendendo a prestito somme sempre più crescenti di denaro per finanziare la spesa corrente. Poi è arrivata la crisi del credito, e i bilanci sono andati semplicemente fuori controllo, così i debiti hanno incominciato a raggiungere dei livelli che hanno spinto i mercati obbligazionari nel chiedere tassi sempre più elevati, in quanto le preoccupazioni su possibili default di debiti governativi hanno incominciato a salire.