Questo problema è stato aggravato dal fatto che alle istituzioni bancarie europee è stato permesso di effettuare leva sugli acquisti di debito governativo per valori pari a 30 o 40 volte rispetto al loro reale capitale. Questo significa che anche un default di un piccolo paese ha potenzialmente delle enormi conseguenze. Appena è apparso chiaro che la Grecia era in difficoltà, i leader europei all'inizio hanno pensato che alla Grecia era necessario dare un po' di tempo, in quanto avrebbe potuto mettere il proprio deficit di bilancio sotto controllo e poi accedere di nuovo al mercato obbligazionario.

Nell'estate dello scorso anno, dopo aver tremato per circa 40 e rotti summit, ha iniziato ad aleggiare nei leader europei che quella che avevano tra le mani non era una crisi di liquidità di breve termine, ma una crisi di solvibilità. Un aspetto che numerosi commentatori avevano sottolineato loro per un bel po' di tempo. E appena la Grecia ha iniziato ad essere scossa e spinta verso la strada “dell'austerità”, l'atto stesso di tagliare il deficit ha spinto il paese in recessione, il che ha abbassato le entrate fiscali e aumentato le spese, ponendo ancora più lontano l'obiettivo di un bilancio in pareggio. Dobbiamo subito notare che questo non è solo un problema greco. I tagli "draconiani" della Spagna hanno fatto sì che il loro obiettivo di disavanzo del 6% per quest'anno è stato questa settimana alzato ad un più probabile 8%, rendendo ancora più difficile il tornare alla parità.

Paese dopo paese, questo è l'Endgame. E' la fine del Superciclo del debito. Il debito è cresciuto a dimensioni tali che non può più essere sostenuto. Il mercato non presterà più soldi se non a condizioni che questi si possono permettere, e qualsiasi tentativo di tagliare le spese e aumentare le tasse si tradurrà in una economia che peggiorerà ancora di più, con vari gradi di recessione, con ricavi in calo e costi crescenti.