Nel corso dell’ultima settimana l’andamento del future FTSE/MIB sembra aver arrestato la propria discesa violenta, che in poche sedute a cavallo tra marzo e aprile ha annullato tutti i guadagni realizzati da inizio 2012. Da un massimo a metà marzo a quota 16.940 (quando molti analisti erano convinti che i prezzi fossero destinati a un movimento esplosivo oltre la soglia dei 17.000 punti), il mercato ha ritracciato pesantemente fino a toccare il livello 14.015 (-17%), con una serie di ben nove giornate consecutive in perdita (vedi sotto candele/barre rosse).

Per fortuna, la seduta del 18 aprile ha riacceso le speranze rialziste e, se non altro, arrestato il panic selling, con l’indice che sembrava diretto verso i minimi storici del 2011.

Analizzando il grafico daily, ora è possibile osservare la presenza di un ampio trading range compreso tra 14.015 e 14.800 punti. Nel breve termine sono questi i livelli chiave per l’operatività. La violazione ribassista di 14.015 porterebbe le quotazioni verso l’area 13.400, corrispondente ai minimi dello scorso dicembre, mentre un primo strappo rialzista si potrebbe avere solo al superamento di 14.800, anche grazie alla condizione di “ipervenduto” in cui si trovano i principali oscillatori tecnici.

In un’ottica di medio-lungo termine, invece, ci sarà da pazientare parecchio per il recupero delle quotazioni. Innanzitutto è necessario superare la media mobile a 25, che attualmente si trova in area 15.300, e successivamente la conferma si potrà avere solo al di sopra del livello 15.800. Finché il future italiano si mantiene sotto questi livelli, è praticamente impossibile prevederne la positività.

Lo abbiamo sottolineato molte volte nei mesi scorsi, anche dopo il momento più caldo della crisi finanziaria: l’insediamento del governo Monti e le misure adottate avrebbero avuto solo un effetto temporaneo sui mercati azionari e sul famigerato “spread”, mentre la situazione economica generale rimane alquanto critica: non solo Grecia, Spagna e Portogallo, ma anche Italia. Come risulta dall’ultimo Def (Documento di economia e finanza) approvato dal governo italiano, un primo segnale di miglioramento dei conti pubblici comincerà a vedersi non prima del 2014, mentre il Fondo Monetario Internazionale fornisce addirittura stime peggiori e, comunque, tempi più lunghi.