Da metà settembre a oggi, nello stesso periodo in cui la lettura quotidiana dei giornali invogliava a vendere di corsa qualsiasi azione rimasta in portafoglio e a seppellire in giardino il magro ricavato, nello stesso periodo in cui l’Europa si è portata più vicino che ha potuto all’implosione e il mondo ha temuto la crisi finanziaria globale, il default di mezza Europa e una crisi verticale della Cina, in questo stesso periodo il Dax è salito del 26 per cento, l’SP 500 del 19 per cento e perfino Milano, la borsa del paese epicentro della crisi globale, è riuscita a crescere del 13 per cento.
A settembre, si noti, l’haircut greco pareva ancora essere del 30 per cento, mentre oggi la perdita è del 68 per cento. L’Efsf sembrava distare pochi giorni dall’operatività con ampia leva finanziaria mentre a oggi risulta ancora in mente Dei. Lo spread italiano era più basso. La Spagna sembrava potere chiudere l’anno con un disavanzo del 6 per cento e invece è finita con l’8. E soprattutto, l’Europa intera, Italia inclusa, pareva ancora al riparo da qualsiasi tipo di recessione, mentre oggi Willem Buiter di Citi ipotizza una contrazione di Eurolandia non solo per quest’anno (meno 1.5 per cento) ma anche per il prossimo (meno 0.4), andando ben oltre l’idea convenzionale di una recessione di tre-sei mesi che circola nel mercato. Fondo Monetario e Banca Mondiale, dal canto loro, abbassano le stime di crescita globale proprio mentre le borse sono in effervescenza, anche se le stime sugli utili 2012 sono oggi più basse di quanto fossero in settembre.
Se le borse sono cresciute così tanto con un flusso di notizie come questo, che cosa potrebbe succedere se il flusso dovesse diventare positivo? Avremmo un’accelerazione del rialzo in un clima di euforia?
Ottime notizie. Niente peste, avremo solo una grave polmonite
Se le borse sono cresciute così tanto con un flusso di notizie come questo, che cosa potrebbe succedere se il flusso dovesse diventare positivo? Avremmo un’accelerazione del rialzo in un clima di euforia?
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