Ci sono cose che sappiamo di sapere (known knowns), disse il segretario alla Difesa Rumsfeld in un celebre discorso del 2002. Sappiamo anche, aggiunse, che ci sono incognite note (known unknowns), ovvero cose che sappiamo di non sapere. Ma ci sono anche incognite sconosciute (unknown unknowns), ovvero cose che non sappiamo di non sapere.
La frase, da allora citatissima, divise i linguisti. Un’associazione per la difesa della lingua accusò Rumsfeld di torturare l’inglese, mentre Geoffrey Pullum, un importante studioso titolare della cattedra di Linguistica Generale all’università di Edimburgo, la definì sintatticamente, semanticamente, logicamente e retoricamente impeccabile. La lotta politica passa anche attraverso queste cose.
Un esempio di incognita sconosciuta è il virus informatico che cancella tutte le memorie esistenti, l’asteroide che cambia improvvisamente percorso e si dirige a grande velocità verso di noi, la scoperta di un batterio che produce energia abbondante a basso prezzo (le sorprese possono anche essere positive). L’anno scorso a quest’epoca la primavera araba, che nessun arabista o stratega geopolitico aveva nemmeno lontanamente previsto, pose termine, con la sua estensione alla Libia, al grande rialzo azionario partito sette mesi prima.
Dato che le incognite sconosciute sono per definizione imprevedibili, i mercati si concentrano giustamente, quando ne hanno voglia, sulle incognite note. Lo fanno con discontinuità, in modo erratico e anche arbitrario. A volte sono ossessivi nelle loro paure, altre volte sottovalutano clamorosamente il pericolo.
Al quinto mese di rialzo, con l’SP 500 ai livelli massimi dell’anno scorso a quest’epoca (e il sentiment, largamente rialzista, esattamente uguale a quello del febbraio 2011) è giusto fare una verifica delle incognite note più temibili.
La trading room della finanza e la poker room della politica
L’Europa si atteggia a spazientita. Come ai politici greci fa comodo farsi vedere duri negoziatori dalla loro opinione pubblica, così i politici tedeschi traggono vantaggio nel dichiararsi sempre più esasperati dalla Grecia.
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