Gli Stati Uniti non sono ancora vinti. Anche se da più parti e da diverso tempo, arrivano allarmi circa la loro posizione di leader mondiale ormai al tramonto, il Leone, o per meglio dire l'Aquila, continua a volare alto nel cielo dell'economia mondiale e a dettare legge.

Il documento finale del G20

Per lo meno ci è riuscita a Baden Baden in chiusura del vertice dei G20. Questa, almeno, è l'impressione che si ricava dal testo finale elaborato dagli sherpa della diplomazia internazionale che hanno dovuto ammettere la sconfitta, seppur in maniera implicita. A decretare la vittoria dello Zio Sam è stato il segretario al Tesoro Steve Mnuchin il quale, in nome della lotta della nuova amministrazione Trump ad un commercio definito non equo, ha deciso di non collaborare nella lotta al protezionismo, tema centrale sul tavolo dei rappresentanti delle prime 20 economie mondiali. Una vittoria non indifferente dal momento che il libero scambio è sempre stato il punto centrale del comunicato finale del congresso. Non solo, ma il problema delle parole nasce anche per l'inserimento di un termine specifico, “fair” che per i rappresentanti italiani e tedeschi è stato addirittura “un successo”: questo per rendere l'idea dello scontro feroce ma soprattutto delle posizioni oltranziste sulel quali si è barricata la delegazione statunitense. Come se ciò non bastasse, è arrivata dallo stesso Mnuchin, in conferenza stampa, un'altra bordata: oltre alla revisione degli accordi Nafta, l'amministrazione Trump sarebbe intenzionata a rivedere anche gli accordi del Wto. Sempre in nome di un commercio che gli Usa intendono impostare come equo.