Le misure di austerità imposte dall’Unione Europea, dalla Banca Centrale Europea e dal Fondo Monetario Internazionale alla Grecia «non hanno più alcun senso». Il problema di Atene non è il costo del lavoro, bensì «il collasso economico dovuto al collasso della domanda». Il Paese «non ha alcuna speranza di ritornare ad essere solvente se le attuali politiche vengono mantenute». Pertanto, «la sola ragionevole soluzione» sarebbe quella di «cancellare la maggior parte del debito pubblico greco» e «aiutare la Grecia a ricostruire la propria economia, attirando imprese e posti di lavoro». A sostenerlo, mentre i mercati attendono un accordo oggi a Bruxelles sugli aiuti che dovrebbero consentire alla Grecia di evitare (per ora) il default, aiuti condizionati con ogni probabilità ad ulteriori misure di austerity, è Patrick Artus di Natixis Research, in un report dedicato alla questione greca. Artus, economista molto influente in Francia, oltre ad essere il direttore Ricerche e Studi di Natixis, insegna all’Ecole Polytechnique e alla Sorbona di Parigi. Membro del Conseil d’Analyse Economique, organo consultivo non-partisan che riporta direttamente al primo ministro francese, è specializzato in Economia internazionale e Politica monetaria. «Le autorità europee – scrive Artus – la Bce e il Fmi continuano a chiedere alla Grecia di adottare misure restrittive di politica fiscale e di ridurre il costo del lavoro (taglio del 22% del salario minimo richiesto a febbraio 2012, e anche di più, del 32%, per i giovani), per recuperare competitività. Crediamo che questo cumulo di misure di austerità non abbia più alcun senso: non riusciranno a rendere di nuovo la Grecia solvente e non corrispondono ai reali problemi del Paese».
Le misure imposte alla Grecia non servono a nulla
Le misure di austerità imposte dall’Unione Europea, dalla Banca Centrale Europea e dal Fondo Monetario Internazionale alla Grecia «non hanno più alcun senso». Di Claudio Prevosti
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