In questo clima da resa dei conti finale quel che è certo è che, sui mercati finanziari, la regina incontrastata non è la signora Merkel, ma la volatilità.
Basta un lieve cambiamento nel vento delle aspettative che subito si vedono impulsi direzionali tanto violenti quanto volubili.
Fino a ieri mattina sembrava che i PIIGS e l’euro avessero le ore contate e che la gara del momento fosse quella di chi riesce a scappare più in fretta dalla Spagna e dall’Italia. Ma nel pomeriggio, hanno preso corpo le voci di fantomatici sondaggi pre-elettorali provenienti dalla Grecia, che riporterebbero in auge i partiti più propensi a porgere l’altra guancia ed anche altro alle imposizioni europee, pur di non dover abbandonare l’euro. A queste si sono unite altre aspettative di matrice americana favorevoli all’azionario, come quelle di un’imminente (martedì prossimo?) immissione monetaria della FED per stimolare l’asfittica ripresa dell’economia USA.
Tanto è bastato per far svoltare prepotentemente le borse ed in particolare quelle fino a quel momento peggiori.
La nostra ha chiuso in buon rialzo ed anche oggi continua la sua cavalcata rialzista, salendo di oltre il 2% al traino dei bancari, che paiono aver dimenticato tutti i problemi.
Ma è stata soprattutto la borsa di Atene a farsi prendere dall’euforia, salendo ieri di circa il 10% in un solo giorno, con le banche elleniche che agli occhi dei mercati parevano piene di diamanti anziché di monnezza.
Come interpretare il cambiamento del vento alla vigilia di un appuntamento chiave come quello che domenica potrebbe decidere il destino della Grecia e dell’Europa tutta?
E’ vero che i mercati spesso hanno delle antenne in grado di captare il futuro più di qualunque sensitivo.