Mentre su Atene si addensano nubi e fumi di guerriglia, i mercati sono di nuovo alle prese con l’incertezza della situazione greca che solo una settimana fa sembrava sul punto di essere sbloccata. Guardando con un occhio ottimista, si può essere moderatamente soddisfatti di come abbiano reagito i listini azionari ed obbligazionari. Infatti, se la stessa situazione si fosse verificata tre mesi fa, oggi saremmo a commentare una “tragica” settimana dei mercati.
Se da un lato si obietta che l’eventuale default della Grecia non avrebbe troppo impatto negativo in quanto è già scontato nei prezzi dei Ggb (Greece governament bond) che quotano sul secondario intorno ai 20 centesimi e che sono già stati svalutati nei portafogli con il mark to market, si contrappone invece il pericolo che il mancato salvataggio possa rapidamente riaprire altri dossier critici quali il Portogallo e l’Ungheria. Proprio quest’ultima nelle scorse settimane ha sofferto parecchio soprattutto per problematiche politiche interne, in contrasto con le direttive europee.
Non ci sono però solo cose negative in queste ultime giornate operative, infatti la morsa contro la speculazione che aveva indotto dallo scorso mese di agosto molti paesi ad intraprendere azioni efficaci a contrasto, si sta allentando, in particolare dalle borse di Francia e Spagna è arrivata la revoca del divieto di vendite allo scoperto e sarebbe un segnale importante di ritorno alla normalità se presto anche sulla nostra borsa venisse presa un’analoga decisione.
Per intanto si comincia a dibattere anche sul fatto che la volatilità degli ultimi mesi possa essere imputata ai cosiddetti “hft”, ossia chi opera con sistemi di algoritmi computerizzati che generano migliaia di ordini in un nanosecondo, alterando la trasparenza delle contrattazioni; probabilmente intervenire su questo ultimo fattore con una regolamentazione efficace eliminerebbe molte turbative dei mercati più che il divieto di vendite allo scoperto.