Il Fondo monetario internazionale prevede una caduta del Pil italiano fino al 2,2% nel 2012. Il voto BBB+ assegnato da Standard & Poor’s all’affidabilità del debito italiano significa, tra le altre cose, che questo potrà restare rifinanziabile se il Pil non cadrà oltre il 3,6-4%. Le tendenze in atto non permettono di escludere una caduta fino al 4% e la conseguenza, oltre che di impoverimento grave da recessione, di una nuova ondata di sfiducia verso la capacità dell’Italia di sostenere il debito per difetto di crescita. Pertanto, sembra ovvio segnalare la priorità di misure forti per la crescita stessa.
Pochi giorni fa il governo ha pubblicato una tabella che mostra come l’Italia possa arrivare al pareggio di bilancio e sostenere il rifinanziamento del debito anche in caso di recessione dello 0,5% del Pil, estendibile all’1% con poche correzioni di bilancio. Ma non l’ha ripubblicata simulando una possibile caduta del 3-4% del Pil. Ha, invece, enfatizzato i risparmi delle famiglie dopo l’applicazione delle misure di liberalizzazione in alcuni settori e fatto intendere che questi porteranno a una crescita robusta.