Un dato veramente notevole che, secondo lo stesso presidente Obama, avrebbe portato una qualsiasi altra banca, meno stabile, a dover chiedere l’intervento del governo e a mettere a repentaglio anche la stabilità economica di una nazione. Eppure quello che si nasconde dietro al crollo di JP Morgan sembra essere una voragine grande addirittura il doppio di quanto inizialmente ammesso. Questo spiegherebbe anche il perchè di una conferenza stampa, quella durante la quale è stato annunciato il deficit, organizzata in fretta e furia dall’ad e presidente Jamie Dimon

Infatti, mentre si iniziano a vedere le prime conseguenze della pessima gestione con il licenziamento di Ina Drew, capo degli investimenti, nonché tra le donne più potenti di Wall Street, Achilles Macris capo dell’ufficio investimenti per le operazioni in Europa e anche di Bruno Michel Iksil il trader considerato il primo responsabile del crollo anche a causa delle sue spregiudicate abitudini di investimento, cosa che gli ha portato il soprannome di Balena.

Una triade di tutto rispetto cui presto potrebbe aggiungersi Javier Martin-Artajo, uno dei manager dello staff di Macris. Non escluso che anche lo stesso Dimon, persona particolamente meticolosa e votata alla precisione del dettaglio, non poteva ignorare i movimenti che la squadra compiva. Una notizia interessante: da quando è stata approvata la legge Dodd-Frank, quella che tra l’altro dovrebbe arginare o comunque regolamentare gli investimenti a Wall Street, si è più volte adoperato per edulcorarla. Sarà per questo motivo che la Casa Bianca, allarmata da un caso che potrebbe richiamare lo spauracchio Lehman Brothers ha deciso di intervenire ribadendo la necessità urgente di riformare le regole della finanza?