Il motore della locomotiva americana, nonostante tutto, continua a scaldarsi. L’indice Msci della regione nell’ultimo mese, fino al 31 gennaio e calcolato in euro) ha guadagnato il 3,82%, anche se non si è trattato di un progresso lineare. I mercati in questo periodo hanno dovuto fare i conti con alcuni dati macro che, seppur positivi sono stati al di sotto delle attese degli economisti e con le notizie non sempre rassicuranti arrivate dal fronte della crisi europea.
I tassi non si toccano
Sul fronte domestico, gli elementi di maggior rilievo sono state le ultime dichiarazioni della Federal Reserve che, a sorpresa, ha annunciato di voler proseguire con la politica dei tassi “quasi a zero”, almeno fino alla seconda metà del 2014. Gli operatori si aspettavano un cambio di politica monetaria a partire da giugno 2013. “La decisione della Fed di tenere basso il costo del denaro è facilitata dalla debole inflazione”, spiga uno studio firmato da Chris Maxey, analista di Fortingent. L’aumento dei prezzi al consumo dovrebbe restare al di sotto del tetto del 2% almeno fino al 2014. “Questa è la prima volta che la Fed dà un esplicito obiettivo di inflazione”, continua Maxey. “E’ un buon segnale, che indica anche una maggiore trasparenza da parte della Banca centrale. Sul fronte delle notizie positive va annoverato anche il dato sugli ordinativi di beni durevoli che, a dicembre, ha fatto segnare +3% dopo il +4,3% di novembre. “Si tratta di un dato molto positivo che dimostra lo stato di buona salute del settore manifatturiero americano”, dice il report. “Una conferma che arriva da diversi segmenti che formano l’indice”.
Una fotografia in chiaroscuro viene dal real estate. A novembre l’indice sui prezzi delle case elaborato dalla Federal Housing Finance Agency ha fatto vedere il miglior progresso mensile degli ultimi sei anni. Sono calate, invece, le vendite di case nuove.