Ieri la tanto attesa dichiarazione di indipendenza della Catalogna con la sorpresa della sospensione in attesa di aprire trattative con Madrid.

La situazione

La decisione è arrivata non solo per riuscire a mantenere un margine di trattativa con il governo centrale ma anche per motivi politici che coinvolgono lo stesso presidente catalano Carles Puigdemont, sostenuto da una maggioranza politica molto variegata e accomunata solo dall'intento indipendentista. Oggi, intanto, la riunione straordinaria del governo spagnolo che in questa partita a scacchi sta tentando di trovare una risposta da riferire al presidente Puigdemont. Intanto, sempre ieri sera, la dichiarazione di indipendenza, per il momento ancora in stand by, è stata comunque firmata da tutti i rappresentanti del governo della regione secessionista, in attesa di ulteriori sviluppi sebbene, a tutti gli effetti, non abbia alcun effetto legale dal momento che nasce da un referendum che il governo centrale ha discoosciuto. Tecnicamente ieri sono stati redatti due documenti: la dichiarazione di indipendenza che ha visto tra i firmatari anche i deputati del CUP (partito di estrema sinistra marxista e che ha come elemento fondante l'indipendentismo) mentre il secondo è stato la sospensione della dichiarazione di indipendenza, che invece il CUP non ha firmato. Entrambe le dichiarazioni, però, non avendo validità legale, hanno evitato l'intervento della magistratura spagnola.

I problemi interni alla Catalogna 

Nel frattempo, il portavoce della CUP, Quim Arrifat e alcuni esponenti dell’Assemblea nazionale catalana (ANC) e di Ómnium, organizzazioni indipendentiste molto influenti, hanno già chiesto di fissare ua serie di scadenze per il processo di separazione. Una dimostrazione delle discrepanze presenti sia a livello politico che sociale tra la popolazione catalana.