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Le acque torbide del panorama europeo, rimaste finora immobili, stanno tornando a muoversi. E non sembra che portino grandi rassicurazioni agli investitori. O per la precisione: sembra che siano proprio loro ad aver visto tutto troppo rosa.

Il motivo? In Spagna l’ultimo scandalo sulla corruzione non poteva cadere in un momento peggiore. Non tanto per la credibilità del governo, ultimo baluardo a favore delle politiche repressive volute da Bruxelles, ma proprio perchè riguarda tutta la fetta di politici che finora a sostenuto il premier in questa difficile lotta tra il separatismo euroscettico e i tentativi di portare avanti le riforme draconiane, anche a rischio di una rivolta civile. Infatti, tra le altre cose che rendono il terreno sul quale Rajoy cammina, particolarmente insidioso, anche il fatto che secondo gli ultimi sondaggi, ben il 95% degli spagnoli è convinto del fatto che i partiti politici non siano in grado di auto-curare la corruzione dilagante che, dopo l’arrivo della crisi è diventata addirittura endemica.

A frenare gli entusiasmi di chi vedeva la crisi già nello specchietto retrovisore, per una volta tanto, forse giustamente, ci ha pensato il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble secondo cui “La crisi dell’euro non è finita” ha detto alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera insieme alla presenza di esponenti della Deutsche Bank, (per la precisione di Anshu Jain co-Chief Executive Officer) ammettendo, però, che "siamo in una posizione molto migliore di quella nella quale ci trovavamo un anno fa", ha detto il ministro.