Quasi 10 anni fa la più grande crisi economica della storia. Un evento senza precedenti che ha costretto le istituzioni finanziarie dell'intero globo terrestre a mettere in campo misure straordinarie (o che almeno dovevano essere tali all'inizio) di stimolo economico.

L'evoluzione della finanza

In molti hanno fatto la conoscenza con termini come spread, quantitative easing, allargamento della base monetaria, tutti termini usati per capire meglio cosa stava accadendo allora. E cosa sta accadendo ancora oggi. Sì, perché la straordinarietà delle misure era a sua volta dovuta alla straordinarietà delle cause che le avevano provocate, cause così radicate nel sistema economico e finanziario che, ancora oggi, resistono in molti casi. Proprio per questo motivo i grandi economisti e i grandi investitori hanno denunciato il pericolo che proprio le medicine somministrate alla lunga, come peraltro tutte le medicine, possano alla fine costituire di per sé la causa di u peggioramento della malattia. Innegabile che le varie strategie adoperate abbiano scombussolato talmente tanto il panorama finanziario da creare nuove regole, cosa che ha lasciato destabilizzati anche i grandi operatori, queso perché i provvedimenti hanno permesso un aumento delle quotazioni in generale senza però migliorare proporzionalmente anche i fondamentali dell'economia.

I pericoli 

Questa la spiegazione che la maggior parte degli esperti dà alla fragilità che ora molti temono. Il rialzo dell'azionario, aiutato di volta in volta da molti fattori complementari, non ultima la spinta dell'ottimismo derivante dalle elezioni statunitensi, ha reso però i mercati particolarmente esposti a pericolo di un crollo; paradossalmente il crollo potrebbe derivare proprio dagli stessi trampolini di lancio che l'hanno fomentata. Il primo esempio fatto è quello dell'agenda Trump: gli investimenti in infrastrutture e la semplificazione fiscale sono entrambi provvedimenti radicali del sistema statunitense e l'attuale presidente non sembra avere la forza politica per realizzarli, ancora di più dopo le indagini del Russiagate che potrebbero, in caso estremo, portare addirittura al procedimento di Impeachment. C'è poi da analizzare la leva finanziaria, strumento che, proprio a causa delle condizioni di credito estremamente vantaggiose, è stato usato fin troppo, aumentando il rischio di una debacle, il tutto affiancato da quei bassi tassi di interesse, spesso al minimo storico, imposti dalle banche centrali. La prima conseguenza è quella di una mancanza di margine d'azione per gli istituti centrali nel caso in cui la debacle di cui sopra dovesse verificarsi e la bolla sgonfiarsi improvvisamente come più volte ha già minacciato di fare.