Se c’erano ancora dubbi sull’intenzione della Fed di alzare i tassi tra 2 settimane, la Brainard dovrebbe averli spazzati ieri sera.

Il Membro FOMC, tra i più prudenti del Committee, ha dichiarato di giudicare appropriato un rialzo dei Fed Funds “presto” ed ha aggiunto che il bilancio dei rischi si è modificato recentemente, con un meno “downside risks” sul quadro internazionale e più rischi al rialzo su quello interno, quindi una modifica della stance è giustificata nei prossimi mesi. Quindi non stiamo parlando solo del FOMC di marzo.

Dopo la “magra” della scorsa primavera, quando i membri segnalarono l’intenzione di muoversi a giugno per poi vedere le loro ambizioni frustrate dall’orrendo labour market report di maggio, c’è da pensare che stavolta la “svolta” sia stata meditata a sufficienza, e quindi sia degna di fiducia. Peraltro, come illustrato ieri, è un fatto che le condizioni finanziarie di recente sono diventate, grazie all’asset inflation, assai accomodanti, ed è difficile perfino per la Yellen argomentare ulteriore prudenza.

Il cambio di prospettiva sulla politica monetaria US è probabilmente il motivo per cui  l’Asia ha reagito con tanta freddezza alla baldoria dei mercati occidentali ieri. Se Tokyo ha costruito sui progressi di ieri, i mercati cinesi sono marginalmente scesi, e tra gli altri indici solo Sydney e Seul mostrano progressi decenti.

L’Eurozone invece aveva partecipato al movimento, e ha passato la giornata a consolidare i livelli, con solo Milano, tra i principali indici, in grado di proseguire sulla strada del rialzo, principalmente grazie alla buona vena degli istituti bancari.