Evitiamo tutte le premesse, anche se spesso sono assolutamente doverose, soprattutto quando si tratta di decidere dove investire i propri sudatissimi risparmi.
Qui però ci troviamo di fronte quasi ad una operazione “di routine”, Enel emette l’ennesimo “Bond” e, come sempre, la campagna mediatica fonda tutto la propria capacità di persuasione sulla solidità di un’azienda che fattura 80 miliardi di euro con un margine operativo lordo di quasi 18 miliardi.
Certo sono dati importanti, nulla da dire, ma il problema era e resta quello, un debito di quasi 45 miliardi di euro che si fa un enorme fatica ad abbassare. Occorre, però, per correttezza, dire che spesso non si sottolinea a sufficienza che l’azienda dispone di un “cuscinetto di liquidità” superiore ai 25 miliardi di euro.
Comunque non si riduce di certo un debito emettendone uno nuovo, mi si potrà obiettare “ma magari lo si riscadenza o se ne abbassa l’onerosità!”, sì, ma non in questo caso. L’argomentazione a me sembra debole. Perché?
Ufficialmente Enel ha una scadenza media del debito leggermente inferiore ai 7 anni e si vanno ad emettere Bond con scadenza 6 anni, attualmente, inoltre, il costo medio dell’indebitamento è attorno al 5% e le condizioni alle quali verrà regolata la prossima emissione non si discostano da un simile rendimento.
Ed infine quella “formula” con la quale viene proposto il nuovo Bond, cioè “Offerta complessiva massima per 1,5 miliardi di euro, estendibile fino ad un massimo di 3 miliardi di euro”.
La vogliamo tradurre in un linguaggio un po’ da bar? Ebbene: “io vi chiedo 1,5 miliardi di euro perché non posso far la figura di chi ha bisogno di tanti soldi (si fa per dire), però se voi me ne date anche 3 io sono ancora più contento”.