UniCredit è stato alle cronache, negli ultimi giorni, per due casi distinti: il rimpasto tra gli azionisti stabili dopo il maxi-aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro; e la richiesta di rinvio a giudizio per frode fiscale avanzata dalla Procura di Milano contro l’ex Amministratore delegato Alessandro Profumo e altri 16 manager. Le due vicende - con più di un punto di collegamento - meritano qualche riflessione alla luce della nuova “transizione italiana”. Apparentemente non è cambiato molto nel “nocciolo duro” di Piazza Cordusio. Le Fondazioni (CariVerona, Crt, CariMonte Holding, Cassamarca e le minori), hanno in parte limato le loro quote: non sono più dominanti (non lo erano già più), ma mantengono un ruolo importante. È possibile che debbano affrontare qualche ridimensionamento nella governance, ma il punto-chiave sembra un altro, di natura esterna, più politica che finanziaria (anche se nei bilanci delle Fondazioni non sono proprio marginali le perdite sulle azioni UniCredit, gli ennesimi esborsi per ricapitalizzare e l’assenza di dividendi).

Clicca qui per continuare a leggere l'articolo