Il settore finanziario cerca nuove strategie per difendersi dalla crisi del debito europeo e riconquista un po’ della fiducia degli investitori. L’indice Msci del settore nell’ultimo mese (fino al 27 gennaio e calcolato in euro) ha guadagnato più del 7%, mettendosi sulla strada buona per cercare di recuperare quel 16% che si è lasciato dietro nel corso del 2011.

Alla base della ripresa c’è una maggiore sicurezza riguardo alle scelte che vengono prese dai leader politici europei per far fronte alla crisi del debito. I mercati, ad esempio, hanno accolto positivamente la decisione di anticipare a luglio il varo del nuovo fondo permanente Salva-stati. Gli istituti di credito, in ogni caso, hanno fatto la loro parte per dimostrare di essere più sicuri di quanto gli operatori non credano.

Meno rischio, più Treasury e Bund
Una strategia è stata quella di tagliare i prestiti a quegli stati considerati più a rischio (e nella fattispecie a Italia, Francia e Spagna). La tattica è stata delineata dall’ultimo rapporto trimestrale della Bank for International Settlements (Bis, conosciuta anche come la banca delle banche centrali), secondo cui la richiesta di bond (e debiti in genere) italiani nel periodo luglio-settembre 2011 è calata del 23% rispetto ai tre mesi precedenti. Per quelli d’Oltralpe la domanda è calata del 21%, mentre per quelli iberici la richiesta è scesa del 10%. La fuga dagli asset considerati pericolosi ha interessato anche paesi a rischio come Brasile, Messico e Polonia. Nello stesso periodo gli istituti finanziari hanno speso 65,3 miliardi di dollari per acquistare bond tedeschi e altri 77,2 miliardi per i Tbond americani. “L’elemento curioso è che, a causa di questi movimenti, l’esposizione verso i paesi sviluppati è cresciuta del 3,4%, mentre è diminuita quella nei confronti delle regioni in via di sviluppo nonostante gli sforzi che queste stanno facendo per rimettere in ordine i conti pubblici”.