Mentre i politici parlano, i mercati scendono. A Wall Street i principali indici americani stanno viaggiando al ribasso schiacciati dalle vendite degli operatori preoccupati per quanto sta succedendo in Europa. Il punto nevralgico è ancora una volta la Grecia. Falliti i negoziati con i rappresentanti dei creditori per trovare un accordo sui debiti di Atene, ora la palla è in mano al Presidente Francese Nicolas Sarkozy e al Cancelliere tedesco Angela Merkel che stanno facendo pressione sul premier ellenico Lucas Papademos affinché convinca il parlamento ad approvare un nuovo piano di austerità che permetterebbe di ottenere un aiuto da 130 miliardi di euro per allontanare (almeno di qualche passo) lo spettro del default.

La gravità della situazione è stata sottolineata anche dal Fondo monetario internazionale secondo cui, se la situazione in Europa dovesse peggiorare ulteriormente, la crescita economica della Cina, ad esempio, verrebbe azzoppata (-4% rispetto al +8,2% stimato per quest’anno). In una situazione del genere gli operatori si sentono ostaggi degli sforzi della politica. Un quadro che comporta dei rischi difficili da prevedere e che spinge ad avere in mano liquidità da utilizzare quando ci saranno minori incertezze.

A questo vanno aggiunte situazioni specifiche che pesano sugli indici di New York e che contribuiscono a cambiare il passo di marcia dopo un rally durato cinque settimane spinto da buoni dati macroeconomici. Boeing è in calo dopo che la compagnia aerea ha ordinato alcune verifiche sugli apparecchi 787 Dreamliner a seguito di alcuni guasti. Vendite anche su Humana, dopo che il gruppo pharma ha annuncia toto profitti per il 2012 al di sotto delle attese degli analisti.