AD ATENE il dibattito è incessante per recuperare la soluzione più credibile. Papademos e Dallara parlano di un Accordo vicino. Quello che serve con estrema urgenza al Paese Ellenico, sono circa 130 miliardi di euro.

E INTANTO la troika tiene duro sulla riduzione dello stipendio minimo garantito, sull’abolizione di 13esima e 14esima mensilità, sul taglio dei sussidi pensionistici, sui licenziamenti di migliaia di dipendenti del settore pubblico.

PERÒ DA BRUXELLES fanno sapere che ormai il tempo a disposizione nei confronti della Grecia è ormai agli sgoccioli. Il Presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker, ha usato parole dure contro Atene minacciando di mettere fine agli aiuti dell'UE.

IL SETTIMANALE TEDESCO "Der Spiegel” ha pubblicato un’intervista di Juncker che ha avvertito che se la Grecia non realizza le riforme necessarie, non può aspettarsi la solidarietà degli altri Paesi.

SECONDO JUNCKER se Bruxelles, dovesse ritenere che in Grecia va tutto storto, allora non ci sarà un nuovo programma di aiuti. E la conseguenza sarebbe la dichiarazione di bancarotta a marzo.

IL PRESIDENTE dell’Eurogruppo, ha osservato che la sola prospettiva che ciò possa verificarsi dovrebbe fornire ai greci i muscoli laddove hanno al momento ancora dei segni di paralisi. Soprattutto le privatizzazioni delle aziende statali non sarebbero state portate avanti come previsto dagli accordi. Juncker ha indicato a proposito: "La Grecia deve sapere che sul tema delle privatizzazioni non molleremo".

JUNCKER HA AGGIUNTO che per l'immagine del Paese è dannoso inoltre il fatto che ci siano elementi di corruzione su tutti i livelli dell'amministrazione. Ha infine fatto notare che prima che si possa decidere su un nuovo programma di aiuti i creditori privati dovranno dare il loro contributo e bisognerà parlare con il Governo greco su delle misure addizionali.