Ennesimo “decisivo” vertice notturno per salvare la Grecia, di quelli che rendono incompleti i giornali cartacei del giorno dopo e obsoleti quelli di due giorni dopo. Gli esiti non cambiano, o forse sì: ora in trappola sono non solo i greci, ma anche i contribuenti europei.
I dettagli. In sintesi, siamo partiti da un numero magico, e da quello abbiamo fatto reverse engineering. Col passare delle settimane abbiamo scordato i perché di quel numero magico, o forse li abbiamo sepolti sotto il tappeto perché troppo imbarazzanti. Allo stesso modo, la variabile “crescita” è stata considerata una sorta di plug, o di variabile residuale, per quadrare il cerchio. L’esito è un pacchetto di misure che dovranno essere confermate entro le prossime quattro settimane e che non serviranno a nulla, a meno che la lo spirito della Santa Crescita discenda sulla Grecia e la sollevi dagli inferi.
Partiamo dal numero magico: nel 2020 la Grecia deve avere un rapporto debito-Pil del 120 per cento, cascasse il mondo. E perché questo numero? Semplice: perché quello è l’attuale rapporto debito-Pil italiano. Ipotizzare un valore più basso per la Grecia sarebbe equivalso ad accendere un nuovo enorme faro di sospetti sul nostro paese. In realtà, se la Grecia cominciasse a crescere a passo ben superiore al costo del proprio debito, anche un rapporto debito-Pil del 160-170 per cento sarebbe perfettamente gestibile. Peccato che di crescita non si parli. Comincia invece a circolare una “analisi di sensitività” del rapporto debito-Pil greco, che vede e prevede un deterioramento del rapporto fino al 160 per cento.
E come viene spiegato, questo deterioramento? Sorpresa sorpresa, con l’austerità, cioè con la deflazione “necessaria” a rimettere in linea di galleggiamento la competitività di un paese che non esporta alcunché. In assenza di “correzioni”, il rapporto debito-Pil arriverebbe al 178 per cento al 2015. Arriverebbe? No, arriverà. Riusciremo a prendere coscienza che una depressione indotta da austerità causa per ciò stesso un aumento “spontaneo” del rapporto debito-Pil senza che ciò derivi da dissipatezza del debitore? Stiamo buttando nello sciacquone decenni di teoria economica, non male.